Lontani ABBASTANZA

Avevo voglia di evadere, di ritagliarmi un contesto tutto mio, avevo voglia di stare un po’ in compagnia di me stesso, di tagliare il resto del mondo al di là del mio perimetro mentale. L’ideale sarebbe stato un viaggio per un posto lontano, ma non potevo…

Nonostante il calendario riportasse il mese di ottobre, il clima era caldo. L’estate, dopo una esitazione a metà settembre, sembrava tornata prepotentemente. La Sicilia è così: a volte capricciosa, a volte esageratamente generosa.

Scesi in garage ed osservai la mia naked ancora sporca dell’ultima pioggia. Ero affezionato alla mia moto, mi aveva accompagnato in mille avventure ed in mille luoghi lontani e vicini. Era il mio legame più forte con i momenti più belli della mia vita, trascorsi con persone che avevano avuto un peso importante nelle mie amicizie e nei miei sentimenti. La settimana prima avevo quasi ceduto alla tentazione di venderla, e ancora non capivo se il tirarsi indietro da parte dell’acquirente avesse rappresentato una fortuna o meno. Indossai il casco e diedi un giro di chiave alla moto, che mi rispose come un cane ubbidiente, avviandosi all’istante.

Il sole del pomeriggio baciò il mio viso all’uscita dal garage e l’aria calda mi faceva star bene, in armonia con la moto e con il mondo. Mi avviai verso il mare, ma non scelsi la via principale: pensai di raggiungerlo attraverso le stradine della campagna. Vidi il mare quando mancavano ancora una decina di chilometri: l’aria era limpida, tersa e consentiva di guardare lontano. Attraversavo i caratteristici bianchi muri a secco di Acipietra respirando l’odore dell’aria pulita, aromatizzata ora di menta, ora di carrubo, ora di rosmarino… gli odori di ottobre.

Spensi la moto su un costone roccioso sul mare. Dall’orizzonte soffiava un vento leggero verso la terra ferma. Presi una lunga boccata d’aria e mi incamminai lungo il sentiero che scendeva fino alla spiaggia. Alcuni ragazzi facevano il bagno urlando e correndo con un’energia che sembrava interminabile. Le loro voci, allontanate dal vento, mi tenevano compagnia, mi tenevano allegro.

Le scarpe mi isolavano dalla terra, dalla madre terra, alla quale ponevo mille domande senza apparente risposta. Pensai che togliendole forse avrei potuto ascoltare delle risposte, comprenderne il senso. La sabbia dorata solleticò i miei piedi scalzi, mi faceva star bene. Nella mia mente risuonava un motivetto che probabilmente avevo ascoltato durante il giorno:  “things will go may way…”. Chissà quale disavventura aveva spinto qualcuno a scrivere quel pezzo, ma sembrava una presa di posizione ottimista e mi piaceva seguirla.

Non trovai nessuna risposta ad i miei interrogativi, ma forse non era neanche quello che volevo. Volevo solo trascorrere un po’ di tempo con me, stanco forse di essere circondato da troppe persone. Volevo trovare un po’ di serenità. Volevo mettere da parte per un po’ la “maschera” della persona sicura di sé e determinata. Volevo fermarmi. Volevo non pensare.

Da lontano vidi la sagoma di una figura umana che si avvicinava. Mi chiesi se anche quella persona, come me, avesse scelto quel caldo sabato pomeriggio di ottobre per allontanarsi dal mondo. Man mano che la figura si avvicinava, realizzai che si trattava di una donna, di una ragazza. Il sole basso alle sue spalle nascondeva i suoi lineamenti, ma camminava con una elegante femminilità, evidenziata da una camicia bianca di lino. Anche lei era scalza. Aveva tirato su i pantaloni per non sporcarli. Gradualmente la sua figura si fece sempre più definita: capelli castani, lunghi, lisci. Solo quando ci incrociammo riuscì a vedere il suo viso ed i suoi occhi. Mi sorrise, per un attimo, giusto il tempo di guardarsi. Era una bella donna.

Immaginai una interruzione temporale nella quale valutavo le azioni da intraprendere. Diventai regista delle mie possibili scelte e allargai il campo visivo per riprendere la scena dall’alto. Mi voltavo e le dicevo “Ciao!”: non era il modo più originale per aprire il dialogo, ma era semplice, come il sole, come il mare, come il suo volto. E invece proseguii il mio cammino col sorriso sulle labbra ma senza voltarmi: avevo bisogno di stare da solo.

Un aereo da turismo sfrecciò sulla mia testa in direzione del sole che nel frattempo aveva cominciato a tramontare colorando di rosso il cielo, il mare e la sabbia. Un altro giorno stava per finire. Bene… things will go my way…